I parabeni fanno male? Tutta la verità sull’argomento

Oggi parliamo di un argomento spinoso. Il motivo che mi spinge a farlo è l’estrema disinformazione presente sull’argomento, soprattutto sul web, causata da persone senza qualifiche che salgono in cattedra e spargono voci senza approfondire l’argomento né fare ricerche, creando confusione nei follower che spesso si fidano ciecamente e non possono o non vogliono approfondire. Cerchiamo di rispondere, quindi, ad una domanda che si sente fare fin troppo spesso: i parabeni fanno male?

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Cosa sono i parabeni?

I parabeni sono una famiglia composta da sei sostante (Methyl, Butyl, Ethyl, Propyl, Isobutyl e Isopropy Paraben) più due sali (Sodium Methyl Paraben e Sodium Propyl Paraben), derivati dall’acido paraidrossibenzoico e usati nei cosmetici come conservanti.

A loro volta i conservanti, che possono essere ingredienti di diversa natura e funzionalità, hanno il necessario scopo di preservare il prodotto cosmetico dall’irrancidimento, inevitabile dal momento che tali prodotti contengono acqua (maggior fonte di inquinamento batterico e fungino) e vengono a contatto con l’aria e con l’utente finale, il quale, toccando il prodotto con le dita per prelevarlo dal vasetto, inevitabilmente ne inquina il contenuto.

Se i conservanti sono sostanze piuttosto sgradite ai consumatori, un prodotto cosmetico inquinato o degradato dai microbi lo è ancora di più!

I conservanti hanno quindi azione battericida e fungicida, andando con diverse modalità ad impedire lo sviluppo di microrganismi quali muffe, lieviti, batteri o funghi.

Ma veniamo all’oggetto dell’articolo…

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Perché i parabeni sono stati così demonizzati?

La principale causa dello scalpore è un articolo uscito nel 2004 sul Journal of Applied Toxicology scritto da un team di ricercatori guidati dalla dott.ssa Darbre dal titolo “Concentrazioni di parabeni nei tumori alla mammella” (nota 1).

Quest’articolo nasceva dall’osservazione di sole venti persone che avevano il cancro al seno e dallo studio delle loro cellule tumorali, che presentavano parabeni. L’articolo divenne subito virale, senza tener conto che i risultati erano preliminari e che i dati raccolti non era sufficienti per gridare allo scandalo: innanzitutto non erano state prese in considerazione le differenze con cellule sane delle stesse pazienti, e in secondo luogo non c’erano assolutamente prove che i parabeni avessero sviluppato il tumore e non viceversa.

Infatti la sola presenza di parabeni non è indicativa del fatto che siano stati loro a provocare il tumore; sono veramente assorbibili dai tessuti o sono già presenti al loro interno? Quale meccanismo molecolare permette loro di sviluppare cellule anomale? Qual è il rapporto diretto, se esiste, fra esposizione ai parabeni e insorgenza del tumore? Tutto questo non era stato preso in considerazione non solo nell’articolo, ma nemmeno nella ricerca. Tuttavia la voce era cominciata a girare, soprattutto fra chi di mestiere non fa il ricercatore quindi non conosce i meccanismi che portano le autorità di regolamentazione a classificare una sostanza come cancerogena.

Tuttavia questo studio portò ad ulteriori ricerche, da parte sia della dott.ssa Darbre sia di altri scienziati, dalle quali sono nati numerosi altri articoli internazionali a cura di diversi ricercatori (nota 2).

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Qual è la conclusione di tutto questo percorso di ricerche e studi internazionali?

Nel 2008 sia la Food and Drug Administration (FDA) sia gli enti regolatori dell’Unione Europea (la SCCS, Scientific Committee on Consumer Safety) hanno dichiarato che il profilo tossicologico descrive i parabeni come non genotossici, carcinogeni o teratogeni e che gli studi non hanno evidenziato dati sufficienti a supportare la correlazione tra parabeni e tumori al seno, così come anche in review successive della stessa Darbre (nota 3).

Nel 2014 la Commissione Europea ha dichiarato che non ci sono pericoli nell’utilizzo di Methyl, Butyl, e Propyl Paraben, mentre mette al bando a scopo precauzionale gli altri 5 parabeni, non avendo dati certi che li scagionino senza ombra di dubbio.

 

Cosa è derivato da tutto ciò?

Io dubito fortemente che chi si affida al Paraben Free conosca per intero e nel dettaglio tutta la storia, che purtroppo ha danneggiato non solo i parabeni ma anche le aziende produttrici, oltre che gli stessi consumatori.

Basta farsi una domanda semplice: posto che i conservanti sono necessari all’interno di una formula, se togliamo i parabeni perché “nocivi”, come rendiamo stabile un prodotto? Cosa mettiamo al posto dei parabeni?

Note

  1. Darbre, P.D., Aljarrah, A.,Miller, W.R., Coldham, N.G., Sauer, M.J., Pope, G.S., Concentration of Parabens in Human Brest Tumours”, “J Appl Toxicol”, vol. 24, n. 1, 2004, pp.5-13.
  2. Non è questa la sede per discutere di tutti gli studi che hanno succeduto quelli di Darbre, anzi mi scuso se nella parte iniziale sono stata troppo tecnica; se volete approfondire la tematica, se ne parla in maniera molto chiara nel primo capitolo del libro “Il trucco c’è e si vede” di B. Mautino.
  3. Darbre, P.D., Harvey, P.W., “Paraben esters: review of recent studies of endocrine toxicity, absorption, esterase and humar exposure, and discussion of potential human

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Giulia Raffaele
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Milanese dal 1987, sono un'amante del make-up e una professionista della skincare. Mi occupo della cura e della bellezza della pelle per vocazione, per hobby e per lavoro. La soddisfazione più grande: vedere le clienti che tornano da me soddisfatte dei miei consigli su misura. Dopo la laurea in Scienze Biologiche ed un lavoro sbagliato, approdo nel mondo del Beauty. Ho seguito corsi e academy di dermocosmesi per diversi anni fino ad arrivare al Master in Scienze Cosmetiche a Milano. Parallelamente compro compulsivamente palette, rossetti e mascara e adoro il make-up in tutte le sue forme. Amo: i gatti, il viola (sempre e comunque), la pizza e il profumo dello zafferano. Odio: gli insetti, chi non sfuma gli ombretti, l'arroganza e la maleducazione. Segni particolari: il sorriso che mi sorge spontaneo sulle labbra quando parlo di skincare... E di gatti!

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